Sono
ormai 34 anni (luglio 2006) che esercito la professione in qualità
di medico occidentale tradizionale per formazione e pratica, ed è
dal 1990 circa che ho iniziato a curare in maniera allargata, usando
quella che era la medicina popolare dei miei antenati ebrei vissuti
in Libia per circa duemila anni.
Come voi sapete, la spinta forte è venuta dal sogno di mia figlia,
sofferente di asma bronchiale di media gravità per circa dieci
anni in cura senza successo prima da una famosa allergologa e poi da
un grande omeopata.
Nel sogno lei sarebbe guarita mangiando i frutti di canapa, antica colazione
invernale degli ebrei di Libia, e così infatti è successo.
Dal 1999 ho trovato, finalmente in Italia, prima i frutti e poi l’olio
di canapa.
All’inizio prescrissi la canapa agli asmatici guarendoli, poi
a tutti coloro che soffrivano di vie respiratorie, poi a paziente con
eczema, poi con malattia fibrocistica del seno e così via, avendo
in mano un “farmaco” miracoloso di cui avevo scoperto il
ruolo nel processo infiammatorio.
Oggi l’Umanità è in una fase storica particolare
(non posso divulgarmi) per cui l’infiammazione esasperata è
la caratteristica fondamentale di ogni individuo. L’Atopia è
la condizione di esaltata infiammabilità che è alla base
della malattia.
L’infiammazione normalmente è una condizione essenziale
per la salvaguardia del singolo organismo dalla aggressione di agenti
esterni ed interni. Ad esempio: se io esco fuori svestito e mi ammalo
vuol dire che devo stare attento a come mi espongo, così nei
confronti del sole, delle escursioni termiche, dell’assunzione
di cibi e pietanze nuove e sconosciute; l’infiammazione ci salvaguarda
dall’estinzione.
Oggi però l’infiammazione è salita a livelli eccessivi.
Esistono varie concause: uno stile di vita errato, un’alimentazione
incongrua, abitudini sessuali esasperate, la mancanza di un credo religioso,
portano ad uno stato infiammatorio esasperato che si ripercuote per
primo su quelli che sono gli organi ed apparati geneticamente e costituzionalmente
più fragili.
Alla nascita lo stato atopico può avere tre modalità di
espressione: a carico 1) del distretto cutaneo (dermatite atopica etc.);
2) del distretto respiratorio (adenoidi, tonsilliti, otiti, asma etc.);
3) del distretto gastrointestinale (con reflusso gastroesofageo, vomito
e patologie varie intestinali d’intolleranza e malassorbimento).
Questi tre gruppi di manifestazioni non sono entità separate,
ma possono coesistere mescolate in varie maniere anche in un singolo
individuo.
Il latte materno contiene gli acidi grassi essenziali che permettono
il graduale passaggio dall’ambiente uterino a quello esterno,
proteggendo dai disturbi nefasti di tipo respiratorio, cutaneo e gastrointestinale.
Quando il latte materno è scarso o assente o il grado di atopia
(del neonato) è elevato, allora iniziano i problemi.
Al di fuori del latte materno non ci sono validi sostituti. Si possono
utilizzare latti idrolisati parziali (meno allergici del latte artificiale
normale) di riso, di riso e carrube, ultimo di soia per la sua allergenicità.
L’alto costo dei latti idrolisati spinti è controindicazione
al loro uso immediato. L’introduzione alla nascita dei frutti
di canapa (come decotto) permette di riportare l’Atopia a livelli
accettabili in breve tempo.
Il frutto di canapa contiene in quantità valida gli acidi grassi
essenziali presenti, nel latte materno.
Per ragioni non ancora perfettamente chiare (importante è il
fatto che le mucche vengono nutrite per legge con soia) il latte vaccino
e derivati tutti; e le uova di galline (anch’esse per legge allevate
con soia, fra l’altro) accendono il fuoco dell’Atopia.
Quindi per una crescita ottimale del neonato è fondamentale il
latte di mamma più a lungo possibile, almeno 6 mesi come unico
cibo, evitando alla mamma latte vaccino e derivati, specie il formaggio
grana e parmigiano che per la loro ricchezza di proteine sono dannosi
in questa fase.
La carne di mucca e pollo nel bambino allattato al seno con supplemento
di frutti di canapa, non pone problemi nel divezzamento.
Per i derivati lattei, il primo che si può introdurre è
lo yogurt che non dà assolutamente fastidio, poi i formaggi freschi,
poi il latte vaccino trattato termicamente (a lunga conservazione per
i bambini) in cui il trattamento termico riduce l’allergenicità
dell’alimento, poi il latte vaccino pastorizzato del commercio
ed ultimo, con tranquillità, il parmigiano e il grana.
La comparse di fenomeni atopici deve essere l’indicazione per
una saggia retromarcia, aspettando tempi migliori. Lo stesso comportamento
prudente vale per il pomodoro e il pesce.
La somministrazione dei frutti di canapa (come decotto nel neonato come
olio con la pappa) permette di ridurre in maniera soddisfacente lo stato
di esagerata infiammabilità; è chiaro che proprio per
lo stato deficitario, nel primo anno non si sospende d’estate,
come negli anni successivi.
E l’adulto? L’adulto è un bimbo atopico sofferente
da tempo, che essendo “acceso” ha avuto modo di sperimentare
su di sé i vari tipi d’espressione dell’atopia a
seconda dell’età: acne comedonica, cisti del seno, ovariche,
endometriosi, e poi tumori e flogosi d’organo.
Anche l’infarto miocardio ha la flogosi alla sua base.
L’assunzione di canapa riporta la flogosi a livelli soddisfacenti,
per un buon livello qualitativo di vita.
In linea di massima nell’estate torrida è sconsigliata
la canapa proprio per il discorso che il corpo ha bisogno di infiammarsi;
solo chi è malato deve assumere canapa anche d’estate fino
a raggiungere un giusto equilibrio. Per quanto riguarda anche gli altri
antichi medicamenti, quanto io ho scritto in questi fogli è frutto
di consolidata mia esperienza e verifica scientifica.